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Sentenza esemplare per le morti da Radon al Monte Venda

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Finalmente la sentenza, c'è un colpevole per le morti causate da tumore polmonare per esposizione a Radon dei soldati italiani che hanno operato nell’ex base Nato scavata nel monte Venda, nel Padovano. È stato condannato a due anni, con pena sospesa per l’età avanzata, per omicidio colposo e violazione della tutela delle condizioni di lavoro l’ex direttore generale della Sanità dell’Aeronautica militare, Agostino Di Donna, 88 anni, assolto, invece, l’ex capo di Stato maggiore Franco Pisano, 86 anni.

Il giudice ha anche condannato in solido il ministero della Difesa, rinviando la quantificazione del risarcimento al tribunale civile. Il procedimento riguardava la morte di due militari, Graziano Strazzacappa e Nicola Santacroce, deceduti per essere stati esposti per anni a un’atmosfera ricca di gas radon nelle gallerie sotterranee del Primo Roc, e anche la malattia di un terzo militare, ma sarebbero forse 40 le vittime del gas nel Primo Roc, dove lavoravano circa 600 persone. L’inchiesta sul radon era partita nel 2005 e il primo pm titolare del fascicolo aveva chiesto per due volte di archiviarla, ma si è visto rifiutare la richiesta dal giudice per le indagini preliminari.
«È la prima sentenza del genere in Europa alla quale siamo arrivati in primo grado dopo una battaglia lunga e piena di ostacoli. Per il mondo militare era impossibile pensare che qualcuno fosse responsabile penalmente per la morte o le malattie che hanno colpito centinaia di militari in servizio» ha dichiarato il legale di parte civile, Patrizia Sadocco. I giudici hanno stabilito che le Forze Armate Nato erano a conoscenza dalla fine degli anni Ottanta delle elevate concentrazioni di radon nella base sul monte Venda, ma che non hanno mai agito ne riconosciuto il rischio. Rischio che avrebbe potuto essere drasticamente ridotto limitando l’accesso ai locali contaminati o dotandoli di adeguate protezioni (ad esempio di una efficiente ventilazione).
Si è dichiarato soddisfatto l’ex Procuratore di Torino Raffaele Guariniello, attuale consulente della Commissione parlamentare sull’uranio «Si tratta di una sentenza importante sotto vari aspetti, perché è la prima non solo in Italia, ma al mondo, che riconosce l’associazione causale tra tumori polmonari e radon». L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) «aveva già da tempo individuato nel radon il secondo cancerogeno per i polmoni, dopo il fumo di sigaretta» ha ricordato Guarinello. Come avevamo già pubblicato (leggi articolo) la Commissione uranio, presieduta da Gian Piero Scanu, negli scorsi mesi si era recata proprio in missione sul monte Venda.
Si è giunti alla condanna di Di Donna grazie al lavoro di Omero Negrisolo, tecnico di prevenzione dell'Arpav, alla Procura della Repubblica dal 4 novembre 1994, autore anche delle inchieste sui morti di amianto in Marina. «Era la mattina del 27 marzo 2005 quando ho scoperto il radon nella galleria del Monte Venda. Indagavamo sull'amianto, come per la Marina. Avevamo il sospetto che anche i militari del Primo Roc fossero stati contaminati dalla fibra dell'asbesto. Ma l'amianto non mi convinceva del tutto. E portai un vecchio rilevatore russo sulla radioattività. Ebbene, lo strumento iniziò a fare un rumore pazzesco in determinati posti, soprattutto nelle stanze di piccole dimensioni». La galleria del Primo Roc, dove per anni si è simulata la guerra fredda era piena di radon.
Fondamentale è stato anche il report tecnico del dott. Morando Soffritti, presidente onorario dell’Istituto Ramazzini di Bologna e dei suoi colleghi romani, Francesco Forastiere, medico del lavoro del dipartimento di Epidemiologia del Lazio, e Francesco Bochicchio, dirigente ricercatore dell’Istituto superiore di Sanità. Non è la prima volta che il Ramazzini sfida poteri forti nella difesa della salute, ricordiamo la ricerca che dopo anni di studi è riuscita a dimostrare gli effetti cancerogeni dell’aspartame (un risultato scientifico che arrivò sulle pagine di New York Times, International Herald Tribune, New Scientist e Guardian) con conseguenze pesanti sull’industria alimentare. Il Ramazzini ha anche curato in modo indipendente una ricerca sul glifosato, il diserbante prodotto dal colosso statunitense Monsanto, i cui possibili rischi sulla salute dell’uomo sono attualmente alla ribalta, ricerca approdata anche al Congresso Usa. «Mentre attorno agli anni Ottanta e Novanta il ministero della Difesa promosse varie indagini su diversi siti, come la base di Aviano» ha spiegato il dottor Soffritti «sull’osservatorio dei Colli Euganei questa indagine non fu mai condotta. Si sarebbero potuti prendere dei provvedimenti precisi, perché della cancerogenicità del radon non c’erano dubbi da decenni… I militari erano esposti a quantità di radon di decine di migliaia di becquerel per metro cubo, quando i provvedimenti vanno necessariamente presi quando si superano i 300 becquerel per metro cubo… Il decadimento del radon è molto rapido: serve che gli ambienti in cui è presente in alte concentrazioni siano ben areati. Bastava questo per evitare la diffusione in tutto l’ambiente».

 

 

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